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Le trovature, i tesori nascosti in Sicilia

Antico vaso contenente monete d'oro

Devi sapere che quando la televisione non c’era, era consuetudine riunirsi la sera per ascoltare chi raccontava i cunti, cioè le storie. La mia famiglia ha mantenuto questa tradizione nonostante l’avvento della TV e ricordo benissimo quanto mi piaceva ascoltare i miei nonni che raccontavano di episodi legati alla loro gioventù e di leggende. Tra queste, quella sulle trovature, che noi siciliani chiamiamo truvature.

Si tratta di ritrovamenti di tesori che venivano nascosti dentro grotte, nei dintorni di chiese o in buche scavate nel terreno, e che i proprietari non hanno più potuto recuperare – in alcuni casi perché se ne sono dimenticati.

Come ogni leggenda che si rispetti, non si conoscono le origini di questo fenomeno. Probabilmente tutto ebbe inizio ai tempi delle invasioni arabe o di quelle dei pirati, quando per gli abitanti dell’isola divenne necessario riuscire a nascondere i loro denari e oggetti preziosi per impedire ai conquistatori di rubarglieli. Astuti, eh?!

Il bottino poteva anche essere quello dei briganti, che magari lo nascondevano, ma poi venivano arrestati perdendo così per sempre il loro tesoro.

Dipinto raffigurante un brigante con il suo fucile in mano
Dipinto di un brigante

Sembra, comunque, che alcune trovature risalgano a tempi più recenti, quando le persone cercavano di proteggere i loro averi in tempo di guerra.

Trovature libere e vincolate

Le trovature potevano essere di due tipi: libere e vincolate. Le prime venivano scoperte per caso dai contadini, che diventavano ricchi all’improvviso e avevano, così, l’occasione di riscattarsi. Le seconde, invece, davano del filo da torcere, poiché bisognava liberarle ricorrendo a riti o formule magiche.

Di solito era un parente passato a miglior vita o una fata che appariva in sogno e rivelava sia il luogo della trovatura che il rituale magico da seguire. Chi riceveva tale rivelazione avrebbe dovuto mantenere il segreto e recarsi sul luogo a mezzanotte e quando c’era la luna piena.

Requisiti necessari per riuscire ad impadronirsi delle trovature

Chi voleva impossessarsi del tesoro, innanzitutto non doveva invocare né Dio né i Santi e poi doveva svolgere diverse prove, ad esempio riuscire a mangiare un melograno senza far cadere nemmeno un chicco per terra.

Se però si sbagliava qualcosa durante il rituale, il tesoro scompariva oppure si trasformava in gusci di lumache.

Pietro di Lorenzo, detto Busacca

Poteva anche succedere che si dovesse promettere qualcosa, ad esempio di fare beneficienza, al fine di garantirsi la ricchezza a vita. Sembra sia questo il caso di Pietro di Lorenzo, detto Busacca, personaggio realmente esistito che, alla sua morte, ha lasciato la sua immensa eredità agli abitanti di Scicli. Ma come era riuscito ad accumulare quel patrimonio? Il papà del nostro amico Erik ci ha raccontato la leggenda. Si dice che Busacca avvistò tre asini e che ognuno di essi portava una bisaccia piena di monete d’oro. Di nascosto partì da Scicli per raggiungere Palermo (dove vivevano alcuni suoi parenti) insieme ai tre asini e qui riuscì a diventare un importante uomo d’affari. Con una parte di queste ricchezze, fece costruire l’Ospedale Busacca e il Palazzo Busacca, entrambi a Scicli.

Attenzione, perché se il trovatore non rispettava le regole, gli spiriti lo raggiungevano di notte e lo riempivano di botte!

Le trovature al giorno d’oggi…

Ormai quasi nessuno parla delle trovature. Esiste, tuttavia, qualcuno che sostiene di possedere delle mappe antiche che conducono a tesori nascosti. Tali mappe fanno parte della loro eredità, ma ovviamente bisogna avere dei requisiti precisi, come ad esempio essere nati in uno specifico giorno, avere un determinato nome e altro ancora. Se il trovatore si impossessa del tesoro senza avere i requisiti, avrà una vita segnata da disgrazie.

Perciò fai attenzione se ricevi una mappa del tesoro.. 🙂

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2 commenti su “Le trovature, i tesori nascosti in Sicilia”

  1. La tradizione siciliana è ricca di “Truvatùre”, ovvero di preziosi cimeli disseminati tra i territori incolti e in abbandono di una delle terre più affascinanti e misteriose del mondo. Bravi Emanuele e Francesca, che hanno saputo dare rilievo a questo argomento tanto misterioso quanto importante.
    Lino

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